Volevi una lettera? Beh, eccola. È pubblica, fa lo stesso, vero?
Ti chiedo scusa da subito per il tono, ma mi fa male il cuore e l’unico modo per non sentirlo è essere aggressiva.
“Ti lascio sola coi tuoi pensieri”. Certo. Facile eh, come se mi stessi isolando o chissà cosa. No ma è facile, sembra che tu stia andando via per fare un favore a me. Dimmi “esco”, semplicemente. Non far sembrare che sia io ad isolarmi e a chiuderti fuori, perché stavolta non lo stavo facendo.
Ma ok, questo è un problema mio. Sono io che non riesco a concepire certe cose. E non chiedermi cosa. L’uscire così, nel bel mezzo dei discorsi. Perché io sono una di quelle persone che manda a puttane anche l’evento più irripetibile della storia se sta portando avanti un discorso. Ma sono io, e mi sta bene. “Cerca di non incasinarti la vita per quello che abbiamo detto” devo prenderlo come un “tanto non sono cose importanti” o come un “a me è passata già, è tutto risolto, fine”? No perché se mi dici determinate cose nella mia testa scattano altre cose. Se mi dici che sto sbagliando, che devo cambiare il mio modo di agire allora io mi metto a pensare, cerco un modo per risolvere la situazione. Non è che finite quelle due parole torno sorridente e chiusa li, tanto ne abbiam parlato.
Non è così che la prendo. “Ci scrivi quello che vuoi”. Eh, si. Scrivendo te la do vinta, secondo i pensieri che mi girano in testa ora. Ma in realtà, quella piccolissima parte di razionalità che non è stata offuscata mi dice che scrivendo faccio del bene solo a me, quindi andiamo avanti.
Ho tutto il diritto di avere paura di star male, di star male e di tirarmi indietro? Lo so. Dio lo so benissimo. È a me che si stringe il cuore per ogni frase, gesto, puntino di sospensione e quel che sia. È a me che manca l’aria quando qualcuno, o anche io, nomina il periodo che va da Natale ad aprile. Sono io che non riesco a guardare alcune foto che ho fatto, e che mi hanno fatto in quei mesi. Si, perché io non me ne sono fatta di foto. Hai detto che ti disgusta il fatto di aver ferito una parte della mia vita, di averla segnata in maniera negativa… beh, sta tranquillo. Non l’hai fatto. Quella parte l’hai proprio eliminata. In quei mesi io non ho vissuto, esattamente com’era successo dopo la morte di Chris. La stessa sensazione, lo stesso dolore e lo stesso buio se guardo indietro.
Sta tranquillo. Davvero. Io non ce l’ho con te. Te l’ho detto mesi fa. Ho provato ad odiarti, sul serio. Ti giuro che ci ho provato con tutta me stessa ma non ci sono riuscita, perché ti amo. Dio, ho continuato ad amarti nonostante tutto. Cosa vuoi che me ne freghi ora della paura?
Invece m’importa…perché ad ogni puntino di sospensione tremo, perché quando non ti sento per un po’, quando siamo “distanti” io ho paura che nella tua testa si sia accesa una lampadina. Ho paura che tu ti sia reso conto che non ne vale la pena di portare avanti questa cosa con me. Perché non sono niente di speciale e soprattutto perché con i miei comportamenti ti chiudo fuori dalla mia vita. Ecco cosa.
Ma queste sono paranoie…no?
Che poi…scrivo e dimentico il nervoso che mi fai salire dentro. E sai perché? Perché in fondo sono cose che possiamo superare benissimo. E perché ora mi è tornato in mente il nostro discorso su superstrade e tangenziali ed ho in mente solo quello
{ Tangenziale, termine di derivazione geometrica e insiemistica, viene utilizzato per descrivere una strada a scorrimento veloce, realizzata in zone particolarmente urbanizzate, per permettere il transito degli autoveicoli senza dover entrare in contatto diretto con la circolazione urbana.
Si può presentare come una classica autostrada o superstrada, a due o più corsie per ogni senso di marcia oltre in alcuni casi alla corsia di emergenza; può essere a pagamento, e quindi prevedere caselli per la riscossione del pedaggio, e può avere diverse uscite sia in corrispondenza delle principali strade cittadine, sia di collegamento con il restante sistema autostradale. Avevo ragione io, insomma. }
Vedi? È questo che voglio fare con te. Voglio crescere, imparare ed esplorare. E quindi non dirmi che è giusto che abbia paura, che è giusto che mi tiri indietro e che mi chiuda nel mio mondo. Se lo faccio non riesco a crescere con te, e tutto perde il suo senso.
Scusa per questa “bambinata”, per come ti ho salutato prima, per il tono di questa “lettera” e per il fatto che sarò ancora un po’ nervosa dopo.
E scusami se ti chiedo sempre scusa. Sono stata abituata così. Ho sempre chiesto scusa per tutto e mi viene da chiederti scusa per ogni cosa.
Prendila come vuoi ‘sta lettera. Tanto so già che prenderai “di mira” le cose negative e lascerai da parte tutte le cose belle, come sempre. Io sono qui, per qualsiasi cosa.
Ti amo piccolo, ti amo tanto.
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