No, perché basta.
Mi son rotta le palle di far la buona, di star zitta e compagnia bella, o cantante, fate come volete, e quindi rimetto su Daria e vaffanculo tutto.
E qui il gentile pubblico si chiederà se sono impazzita. Si, effettivamente si, sono impazzita. Più che altro... Sto uscendo fuori dalla mia vita e la cosa non mi piace. Perché di problemi ne ho tanti, si. Di cose non risolte, nel mio passato, ce ne sono una marea. Di lati oscuri, traumi, paure, delusioni, sensi di colpa e di inferiorità, e tutto il resto, ce ne sono a bizzeffe. Però basta. Basta perché sono stanca di star male. Basta perché non si può passare una vita a soffrire. Basta perché se continuo così quell'idea che tu sei riuscito a farmi andare via dalla testa torna, e a me non va.
Non mi va, perché si, come ho detto qualche riga fa, di cose negative ce ne sono tante, davvero. Però ce n'è una positiva che le sovrasta tutte. Ci sei tu. C'è lui. Dio, devo rendermi conto anche io di avere accanto una persona che mi ama, mi protegge, mi coccola e mi rende felice. E non riesco a rendermene conto fino in fondo, perché a me queste cose non sono mai state date, se non nei primissimi anni di età. E ora devo fare i conti con cose nuove, con la possibilità di fermarsi a prendere fiato, con la consapevolezza di non cadere, perché ci sono delle braccia a tenermi. È ora di fare i conti con il fatto che adesso, a volte, mi viene anche da far la bambina e chiedere un paio d'attenzioni in più, perché ne ho bisogno. Perché non ne ho avute e sono cresciuta andando avanti senza, ma con è tutta un'altra cosa. Devo fare i conti con la testa che, comunque, mi boicotta. Perché tutti questi anni passati a cavarmela da sola hanno creato un muro intorno alla mia mente ed intorno al mio cuore. È per quello che tu devi chiedermi le cose mille volte prima che io riesca a dirtele, e ti giuro che mi fa male non riuscire ad aprirmi prima. Ma mi apro. E questo è tanto, fidati. Ma cosa lo dico a fare, tanto lo sai già, lo sapevi già un anno fa.
Adesso. Adesso è tempo di mettere tutto in chiaro ed in piedi e volare via. Perché con i miei genitori siamo ad un punto di rottura. Perché loro non capiscono me, ed io sono stanca di capire loro. Perché io ho bisogno dei miei spazi, della mia calma e delle mie certezze. E non posso vivere con una persona che dopo quattro anni, perché ormai sono 4, non ha ancora capito che certi cibi mi fanno star male, che sono ansiosa, che ho bisogno di essere lasciata in pace quando suono, che sentirmi dire continuamente che ho sbagliato non mi aiuta. Perché lo so benissimo che ho sbagliato, mamma. E quindi via. Se potessi partirei ora, con il topo e i pochi spiccioli che ho. Ma non posso. Non posso perché devo prima finire quel che ho iniziato. Non posso perché lascerei qui te, e no. Non se ne parla neanche. E quindi cresco ancora un po', mi faccio attraversare il cuore dalle frecce ancora qualche volta e poi prendo il volo, verso un altro posto, ma nella stessa nazione. E poi non lo so. Sarà quel che sarà. Sarà quel che deve essere o anche no, non lo so. Non ho nessuna certezza di quello che può essere. So solo che vorrei vivere. Non dico voglio, perché in questo momento ancora vacillo e non voglio avere la presunzione di dire che sì, voglio vivere, quando sinceramente ancora lotto con me stessa. Però voglio provarci. E lo so, devo riuscire a rimanere in vita anche senza te. Mi odio per quello che ti ho detto. Mi odio per aver pronunciato quella frase perché non voglio condizionare la tua vita. Non voglio che tu ti senta in dovere di starmi accanto o cose simili. Perché è vero. Sono viva grazie a te. È vero, in questo momento respiro solo grazie a te. Però la mia forza c'è ancora, credimi. È solo addormentata.
Tutto questo discorso solo per dire... Non lo so. Ero partita con una mezza idea ma poi ho lasciato andare le dita sulla tastiera ed ho scritto a ruota libera. Perdonatemi eventuali errori e/o ripetizioni. Perdonatemi anche i concetti espressi male. Per eventuali dubbi, prima di partire in quarta, chiedete a me.
Mi son rotta le palle di far la buona, di star zitta e compagnia bella, o cantante, fate come volete, e quindi rimetto su Daria e vaffanculo tutto.
E qui il gentile pubblico si chiederà se sono impazzita. Si, effettivamente si, sono impazzita. Più che altro... Sto uscendo fuori dalla mia vita e la cosa non mi piace. Perché di problemi ne ho tanti, si. Di cose non risolte, nel mio passato, ce ne sono una marea. Di lati oscuri, traumi, paure, delusioni, sensi di colpa e di inferiorità, e tutto il resto, ce ne sono a bizzeffe. Però basta. Basta perché sono stanca di star male. Basta perché non si può passare una vita a soffrire. Basta perché se continuo così quell'idea che tu sei riuscito a farmi andare via dalla testa torna, e a me non va.
Non mi va, perché si, come ho detto qualche riga fa, di cose negative ce ne sono tante, davvero. Però ce n'è una positiva che le sovrasta tutte. Ci sei tu. C'è lui. Dio, devo rendermi conto anche io di avere accanto una persona che mi ama, mi protegge, mi coccola e mi rende felice. E non riesco a rendermene conto fino in fondo, perché a me queste cose non sono mai state date, se non nei primissimi anni di età. E ora devo fare i conti con cose nuove, con la possibilità di fermarsi a prendere fiato, con la consapevolezza di non cadere, perché ci sono delle braccia a tenermi. È ora di fare i conti con il fatto che adesso, a volte, mi viene anche da far la bambina e chiedere un paio d'attenzioni in più, perché ne ho bisogno. Perché non ne ho avute e sono cresciuta andando avanti senza, ma con è tutta un'altra cosa. Devo fare i conti con la testa che, comunque, mi boicotta. Perché tutti questi anni passati a cavarmela da sola hanno creato un muro intorno alla mia mente ed intorno al mio cuore. È per quello che tu devi chiedermi le cose mille volte prima che io riesca a dirtele, e ti giuro che mi fa male non riuscire ad aprirmi prima. Ma mi apro. E questo è tanto, fidati. Ma cosa lo dico a fare, tanto lo sai già, lo sapevi già un anno fa.
Adesso. Adesso è tempo di mettere tutto in chiaro ed in piedi e volare via. Perché con i miei genitori siamo ad un punto di rottura. Perché loro non capiscono me, ed io sono stanca di capire loro. Perché io ho bisogno dei miei spazi, della mia calma e delle mie certezze. E non posso vivere con una persona che dopo quattro anni, perché ormai sono 4, non ha ancora capito che certi cibi mi fanno star male, che sono ansiosa, che ho bisogno di essere lasciata in pace quando suono, che sentirmi dire continuamente che ho sbagliato non mi aiuta. Perché lo so benissimo che ho sbagliato, mamma. E quindi via. Se potessi partirei ora, con il topo e i pochi spiccioli che ho. Ma non posso. Non posso perché devo prima finire quel che ho iniziato. Non posso perché lascerei qui te, e no. Non se ne parla neanche. E quindi cresco ancora un po', mi faccio attraversare il cuore dalle frecce ancora qualche volta e poi prendo il volo, verso un altro posto, ma nella stessa nazione. E poi non lo so. Sarà quel che sarà. Sarà quel che deve essere o anche no, non lo so. Non ho nessuna certezza di quello che può essere. So solo che vorrei vivere. Non dico voglio, perché in questo momento ancora vacillo e non voglio avere la presunzione di dire che sì, voglio vivere, quando sinceramente ancora lotto con me stessa. Però voglio provarci. E lo so, devo riuscire a rimanere in vita anche senza te. Mi odio per quello che ti ho detto. Mi odio per aver pronunciato quella frase perché non voglio condizionare la tua vita. Non voglio che tu ti senta in dovere di starmi accanto o cose simili. Perché è vero. Sono viva grazie a te. È vero, in questo momento respiro solo grazie a te. Però la mia forza c'è ancora, credimi. È solo addormentata.
Tutto questo discorso solo per dire... Non lo so. Ero partita con una mezza idea ma poi ho lasciato andare le dita sulla tastiera ed ho scritto a ruota libera. Perdonatemi eventuali errori e/o ripetizioni. Perdonatemi anche i concetti espressi male. Per eventuali dubbi, prima di partire in quarta, chiedete a me.
Buona Giornata :*
Nessun commento:
Posta un commento