lunedì 11 gennaio 2010

So close...


Chiuso per mancanza di forze. 

Sì, perché ad un certo punto ti rendi conto che certe cose dovresti raccontarle a lui, non a quell'amico che ti sta accanto da mesi. Perché sarò sempre grata a quella persona, per essere riuscita a strapparmi dei sorrisi quando mi sarei buttata volentieri da una finestra, però non è a lui che devo parlare dei miei problemi. Non di certi problemi, non di certe incazzature. E non devo parlarne con nessuno, evidentemente. Perché non è così.
Io..ringrazio tutti per la felicità, ma non è quello che voglio. Se sto così, se non riesco a farmi passare il nervoso, se la felicità mi porta ad aver voglia di fare certe cose che non posso fare, allora ecco che m'innervosisco. Ed ecco che non è la felicità che voglio. Inizio a credere davvero che sia così.
Mi dispiace, sul serio.
So cos'è questo post. È un'arresa. È il mio "ciao ciao" alle belle promesse.
Non ce la faccio. Sul serio. Io non ce la faccio. Vivere mi fa soffocare nella mia vita attuale. E quindi vivere a cosa serve? Più sono felice, più vivo, e più la mia casa mi soffoca. Più mi soffoca la situazione con la scuola, col lavoro che non c'è, con gli amici, con la famiglia, con la musica. Mi pesa tutto. Sento la gola che si chiude, i polmoni che si fanno pesantissimi, il cuore che si stringe nel petto e che chiede "basta".
Non ce la faccio. E so anche perché al tuo chiedermi "quando vieni?" non so rispondere. Perché io non lo so. Perché ora ho una sola voglia. Ho voglia di uscire con te da persone normali. Ho voglia di sentir suonare il telefono, scendere le scale, uscire con te, chiacchierare un po' e tornare a casa. Ognuno a casa sua.
Ho voglia di una fottutissima vita normale. Ho bisogno di una vita normale.
E bada, non me la sto prendendo con te. Non pensarlo neanche minimamente. Me la prendo con me, con le mie paure, con i miei errori e con la mia debolezza di merda.
Me la prendo con la vita che, dio, non deve mai dare un segno di speranza. Sempre a buttarti giù, sempre a legarti macigni ai piedi per tenerti a fondo. 

Se sei felice non gridare, la tristezza ha il sonno estremamente leggero. 

Dio quant'è vero.
La mia vita da giugno non è altro che toccare fondi e risalire. Mi fermo con te, parliamo, mi entri dentro, mi tiri fuori quello che mi fa male, piango, piango, piango ancora..e poi piano piano risaliamo, insieme.
Non faccio altro da giugno. Non facciamo altro da giugno.
Io spero che questo dei miei sia l'ultimo fondo da toccare, almeno per un po'. Poi voglio godermi la mia felicità. Voglio godermi la nostra vita senza dovermi fermare a piangere, con gli occhi pieni di paura e la consapevolezza che dovrò uscirne col tuo solo appoggio psicologico.
Non ce la faccio più, mi dispiace. Non sono forte come tutti credono. Non lo sono più.

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