Fare delle scelte non è mai facile. È difficile quando sai qual è la via giusta, figuriamoci quando non lo sai.
Decidere complica la vita delle persone, le mette in crisi. E io sono in crisi, come sempre, per una scelta forse ovvia, di sicuro urgente.
Il fatto è che, per ogni scelta, ci sono grandi sacrifici da fare, e sì, è più facile sacrificare cose mentali che fisiche, però a che prezzo?
Devo scegliere se stare qui, studiare, una volta per tutte, dare un pezzo di carta alle mie capacità, o partire, lavorare, rimandare lo studio di un anno, vivere.
Il fatto è che io non so scegliere. Perché stando qui potrei studiare liberamente, senza preoccuparmi delle spese, ma della mia testa e del mio cuore. Andando li dovrei preoccuparmi delle spese, rinunciando allo studio, sì, ma avere testa e cuore a posto.
E quindi che faccio, sto a casa o parto?
Studio e lavoro, o lavoro e lavoro?
Il fatto è che partire è difficile. Perché nonostante tutto io qui ho tutto pagato. Anche se mi piace avere la mia autonomia, quando non arrivo a coprire le spese mi basta chiedere. Li avrei uno stipendio che manderei a puttane ogni mese, con l'affitto, la spesa, la benzina, le medicine... A fine mese cosa mi rimarrebbe? E la scuola, quindi, come la pagherei?
Ma li ho la mente libera, qui ho il cuore oppresso.
Comodità o sanità mentale?
O meglio, rimetto a posto la mia vita mandando a puttane la testa, o metto a posto la testa mandando a puttane la mia futura carriera lavorativa?
Sì, la risposta è ovvia; e allora perché è così difficile scegliere?
Perché so che dovrei chiudermi nello studio, so che sarei sempre nervosa, che studiare sarà una lotta con le persone, non con la mia testa. Perché è sempre stato così, e così sarà sempre.
Come posso scegliere tra la serenità e un futuro lavorativo?
Puoi Iris. Semplicemente pensando che senza un lavoro che ti soddisfi una parte di te sarà comunque triste tutta la vita. Continuerà a ripeterti che hai fallito e che sei stata vigliacca a scegliere la serenità quando avresti potuto averla comunque a distanza di un paio d'anni.
Sì.
Devo scegliere. O forse devo solo convincere me stessa che in fondo ho già scelto, anche se non voglio accettarlo.
Ancora un anno qui. Non riesco ad immaginare una tortura peggiore, davvero.
On. Heartattack in a Layby - Porcupine Tree
[ C. " O mà, ma Iris ha studiato medicina che sa tutte ste cose?" . . . vabbè. ]
2 commenti:
La mia opinione può essere influenzata dal contingente in cui annaspo.
Ma touché.
Partire.
Andar via, non si sa bene dove e come, ma farlo e farlo e basta.
Sai come me che non è cosa che si fa così, per un vezzo o per insoddisfazione.
È una scelta di vita. Radicale.
Cambiare la vita può significare anche questo. Anzi, è questa una delle manifestazioni più socialmente concepite come cambio radicale.
E fai bene a porti delle domande. Che poi magari non avranno risposta, ma chissenefrega. È già un passo enorme farsele.
Non sto qui a dirti cosa scegliere.
Non sono te e tu non sei me. Tu sceglierai o lascerai agli eventi la scelta, lasciandoti trasportare dalla corrente.
Continuando a danzare, senza sbagliare neanche un passo. Come il protagonista del romanzo di Murakami Dance dance dance.
Ma qualsiasi sia la tua scelta, c'è sempre tempo per tornare indietro.
Finché ci sarà la possibilità di scegliere, non avrai poi troppi rimpianti da coltivare nelle tue serate di pioggia.
Almeno, non più di quelli che puoi avere adesso.
In bocca al lupo.
Ovunque tu [non] vada.
Com'è che si dice? Crepi..
Questo commento è degno di un post tutto suo. Grazie per le belle parole, sul serio.
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